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 Le banche a rischio in Italia

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Peterhansel
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MessaggioTitolo: Le banche a rischio in Italia   Sab 26 Dic 2015 - 15:51

Nella sua essenza più vera ed autentica la parola risparmiatore dovrebbe portare alla mente l’idea di sicurezza. La certezza di mettere via, come la formica della celebre favola, risorse per il futuro, cosa c’è di più rassicurante? Purtroppo la vita non è come le favole e non sempre c’è il lieto fine.

Chiaro esempio sono le ultime vicissitudini che hanno visto coinvolti alcuni Istituti di Credito italiani ed i loro clienti. Una situazione che certamente pone l’accento sulla sicurezza del sistema creditizio italiano e che merita un’attenta riflessione. La domanda sorge spontanea: quai sono la banche a rischio in Italia?

Un sistema in crisi: l’introduzione del bail-in


Un sistema, quello delle banche italiane, che aveva già mostrato più di una crepa e che aveva spinto le Istituzioni di riferimento ad interventi rilevanti. La situazione a rischio default di molti istituti aveva portato la Camera all’approvazione del bail-in. Un termine che definisce una vera rivoluzione: le banche in default hanno la possibilità di risanarsi attingendo a risorse interne (prelievi dei correntisti compresi).

Dall’1 gennaio 2016 sarà quindi possibile per gli istituti di credito (in situazioni di criticità) realizzare prelievi forzosi ai depositi superiori ai 100.000 €.

In parole povere, se la banca dove si ha il conto corrente rischia il default, non pagheranno solo gli azionisti ma anche i clienti.

Le banche a rischio default salvate: Banca delle Marche, Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara

Questi i primi istituti ad avvicinarsi pesantemente al fallimento. Già da tempo in pesante crisi e sottoposte quindi a commissariamento, queste 4 banche hanno richiesto l’intervento straordinario del Governo per non chiudere.

Non essendo ancora utilizzabile il bail-in (in vigore come detto solo da gennaio 2016), governo e commissione UE, hanno dato via ad un piano che prevede la nascita di quattro nuove banche con i crediti “sani”, ripulite cioè da quelli in sofferenza e capaci da subito di garantire i servizi bancari. La gestione dei crediti deteriorati spetta invece ad un’unica bad bank. Tutto il piano si basa su risorse e finanziamenti per lo più derivanti da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi banca e dal sistema bancario nazionale.

Il Fondo di risoluzione, decisivo per il salvataggio delle banche, è infatti creato con i finanziamenti del sistema bancario: questo ha versato la quota del 2015 pari a 600 milioni di euro e già anticipato le prossime due. Ma tali fondi non bastano a coprire il buco lasciato dalle 4 banche in crisi, spingendo Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi a elargire altri 1,6 miliardi di euro per raggiungere i 3,6 miliardi necessari.

Importante anche il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti che ha preso l’impegno di sostenere l’operazione nel caso, all’esaurirsi dei 18 mesi del finanziamento delle tre banche, il Fondo non avesse più risorse per ottemperare il rimborso.

Un elemento fondamentale che si traduce nella salvaguardia totale dei correntisti. Restano purtroppo esposti gli azionisti e i titolari delle obbligazioni subordinate che accusano invece la svalutazione delle sofferenze, arrivando addirittura a vedersi decurtare o azzerare il valore dei bond in loro possesso. In parole povere i correntisti non corrono nessun rischio, mentre coloro che hanno comprato obbligazioni subordinate o azioni della banca non vengono tutelati dal decreto legge, vedendo così pesantemente danneggiati (in molti caso spariti) gli investimenti fatti.

Una situazione dirompente che ha portato negli ultimi giorni a numerose manifestazioni da parte di questi piccoli investitori che, in molti casi, rischiano di perdere i risparmi di una vita. Risparmi sacrificati per il bene supremo del salvataggio, ma che vanno a danneggiare gravemente la gente comune.


Le banche a rischio in Italia

Certo è che il salvataggio delle 4 banche e l’approvazione del bail-in (a pagare per i fallimenti sono anche i risparmiatori) mettono in evidenze le crepe di un sistema creditizio quantomai fragile.

Se nel 2014 gli stress test della BCE sugli Istituti italiani registrarono la bocciatura di nove istituti su 25, questo 2015 ha visto migliorare le cose: ad essere rimandate solamente la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Una notizia rassicurante, ma non troppo soprattutto se consideriamo che sono ben 16 le banche sotto commissariamento dalla Banca d’Italia e quindi in una situazione non certo positiva:

Banca Popolare dell’Etruria
Banca delle Marche
Istituto per il credito sportivo
Cassa di risparmio di Ferrara
Cassa di risparmio di Loreto
Cassa di risparmio di Chieti
Banca popolare dell’Etna
Banca popolare delle province calabre
BCC Banca Romagna Cooperativa
BCC Irpina
BCC Banca Padovana
Cassa rurale di Folgaria
Credito Trevigiano
Banca di Cascina
Banca Brutia
BCC di terra d’Otranto
Sia ben chiaro, sotto commissariamento non significa conseguentemente default. Lo precisava mesi fa anche l’associazione di settore Federcasse “non esiste alcun nesso causale diretto tra il provvedimento di amministrazione straordinaria ed il fallimento della banca stessa“.

Sta di fatto che la situazione di commissariamento è comunque un provvedimento serio applicato solo in situazioni gravi, un provvedimento attuato con l’intento di evitare situazioni peggiori come la chiusura dell’Istituto.

Come scegliere una banca sicura

In una situazione del genere diviene sempre più importante, al fine di salvaguardare i propri risparmi, scegliere il giusto istituto. Seppur uguali all’apparenza le banche sono spesso molto diverse. Sono principalmente 2 i parametri utili a verificare la solidità di una banca e che possono essere d’aiuto in fase di scelta:

Controllo del Patrimonio di Vigilanza: questo criterio definisce la quantità di investimenti fatti rispetto al patrimonio e viene espresso con il CET1 Ratio Ovvero il Core Equity Tier 1 Ratio. Le norme di Europee vogliono come “minimo” un CET1 Ratio del 10% , che tradotto significa che una banca può fare investimenti ponderati per il rischio superiori a 10 volte il suo capitale. Di seguito l’andamento del CET1 dei principali istituti italiani:
Elaborazione di Milano Finanza
Elaborazione di Milano Finanza
Il rating stabilito dalle società specializzate: sarai ormai abituato a sentire in TV i “voti” dati dalle celebri Standard and Poor’s o Moody’s, un giudizio sulla capacità della banca di ripagare il proprio debito. Seppur criticato e ritenuto non sempre affidabile, valutare attentamente tale rating è una buona prassi prima di scegliere una banca. Più alto è il rating più l’istituto è da ritenersi solido. Una semplice “lettera” capace però di raccontare molto.
Le banche più sicure in Italia

Va bene il rating, gli investimenti, il CET1, ma, volendo semplificare, quali sono gli istituti italiani più solidi e sicuri? Seguendo l’andamento dei due parametri sopra esposti è possibile stilare questa classifica di massima:

Finecobank
Banca Mediolanum
Banca Ifis
Banca Generali
Intesa San Paolo
UBI Banca
A colossi storici come Generali, Intesa San Paolo e UBI si affiancano banche più giovani, nuove per strutture e proposta. Tali istituti riescono ad avere degli indicatori migliori rispetto agli istituti tradizionali o alle popolari, poiché il loro modello di business li porta ad avere un basso livello di sofferenze e ad essere meno esposte per quanto concerne gli impieghi.

La crisi senza dubbio c’è, ma puoi quindi stare tranquillo, non è ancora giunto il momento di mettere i risparmi sotto il materasso.
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machete

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MessaggioTitolo: Re: Le banche a rischio in Italia   Dom 27 Dic 2015 - 14:35

Ottimo!!!
grazie Stè!!!!!
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